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Una fattoria romana dell'età repubblicana detta di S'Imbalconadu
Dal centro di Olbia, al termine del corso prendiamo sulla sinistra la via Roma, lasciato sulla destra il cimitero proseguiamo in via Venafiorita che più avanti diventa la strada provinciale che porta a Loiri. Dopo 3 km, passato il rio Oddone, un cartello segnala sulla destra una fattoria romana costruita intorno al 130-120 a.C. ed abbandonata intorno al 70-80 d.C. Al centro si trovano i resti della villa padronale di quattro stanze che doveva originariamente svilupparsi su due piani. Ad est dell'ingresso un edificio adibito alla macinazione del grano e alla cottura del pane e ad ovest due cisterne con un ampio vano probabilmente per la lavorazione di vino ed olio. Altri ambienti vengono indicati come magazzini. Durante gli scavi è stato rinvenuto un blocco di granito scolpito a rilievo con il simbolo della dea punica Tanit, conservato oggi al Museo Archeologico di Sassari, che testimonia come in piena età romana la fattoria fosse ancora sotto la protezione di una divinità punica.
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La tomba dei giganti di Su Monte de S'Ape I resti del Porto Romano ed il ritrovamento dei relitti del Porto Durante i lavori per lo scavo del tunnel sul lungomare di Olbia, sono stati portati alla luce i relitti di 24 imbarcazioni del periodo romano e medievale, in buono stato di conservazione. I relitti sono stati interamente smontati e successivamente ricostruiti. Sono ora in fase di studio e di restauro e saranno in futuro visitabili in un'apposita area che verrà attrezzata presso il Museo archeologico di Olbia, ma hanno già permesso di ricostruire la vita del porto antico con interessanti novità anche dal punto di vista storico, come una prima frequentazione della zona già nell'VIII sec a.C. e quindi ben quattro secoli prima della data della fondazione della città da parte dei Cartaginesi, e come le evidenze di un attacco dei Vandali nel V sec d.C. I resti dell'Acquedotto Romano si raggiungono dalla SP82 che porta a Golfo Aranci. Vi si arriva dal viale Gabriele d'Annunzio, che seguiamo fino al semaforo dove giriamo a destra prendendo il Cavalcavia sopra la ferrovia e proseguendo per via dei Lidi, che diventa appunto la provinciale per Golfo Aranci. Scesi dal cavalcavia si trova subito l'indicazione che ci fa prendere una stradina sulla sinistra, alla immediata biforcazione non ci sono indicazioni e si deve evitare di andare a destra dove dopo un lungo giro si tornerebbe al punto di partenza (a me è capitato...), ma si gira a sinistra e poi subito a destra. Seguendo la strada dopo circa 1 km si vedono sulla sinistra i resti dell'acquedotto realizzato tra il I e il II sec d.C. con la sua cisterna che raccoglieva l'acqua della fonte di Cabu Abbas (caput acquarum ossia origine delle acque) e la portava dopo un percorso di 7 km fino a Olbia, alle cisterne delle terme. Sulla destra si vedono i resti di una seconda molto più grande cisterna, non collegata con l'acquedotto e probabilmente adibita ad uso privato, della quale è possibile vedere dall'interno tutta la struttura. Il nuraghe di Riu Mulinu o santuario nuragico di Cabu Abbas Il monumento risale probabilmente all'età del Bronzo Medio (1600-1300 a.C.). E' costituito da una cinta muraria realizzata con blocchi di granito sovrapposti, che si sviluppa per 220 mt, con uno spessore anche di 4 mt ed un'altezza che in alcuni punti supera i 5 mt. La cinta circonda la vetta della collina dando l'impressione di una grande fortezza, con due ingressi contrapposti uno a nord e l'altro a sud. Al centro dell'ampio spazio racchiuso dalla cinta muraria si trova un insolito nuraghe, non molto grande con un diametro di soli 8,5 mt, realizzato con blocchi tutti delle stesse dimensioni che gli danno una forma perfettamente cilindrica, a differenza dei nuraghi difensivi che si presentano molto più grandi e sono realizzati con blocchi di maggiori dimensioni in basso e sempre più piccoli verso l'alto. Il nuraghe è circondato da altre strutture murarie e due muraglioni che formano un corridoio d'accesso, e racchiude un pozzo sacro profondo inizialmente 2,5 mt nel quale durante gli scavi furono rinvenuti resti di animali sacrificati. Nella nicchia d'ingresso del nuraghe è stata ritrovata la statuina di una donna che porta un vaso sulla testa ed altri oggetti in bronzo. La presenza del piccolo nuraghe a protezione del pozzo sacro, e l'ampia zona cintata adatta alla raccolta di grande numero di persone in assenza di un qualsiasi nucleo abitativo, fa ritenere questa struttura un punto di incontro per cerimonie sacre e ne giustifica il nome di santuario nuragico. Il pozzo sacro nuragico di Sa Testa All'ingresso del tempio a pozzo c'è un ampio cortile esterno con funzione di esedra, dotato di sedili in pietra per accogliere i fedeli, sotto il quale scorre una canalina di deflusso delle acque in eccesso che evitava l'allagamento dell'esedra, la cui copertura è stata nel tempo in parte rimossa.
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